GDPR, AZIENDE E UTENTI IN GUERRA SULLE RICHIESTE DI INFORMAZIONI

GDPR, AZIENDE E UTENTI IN GUERRA SULLE RICHIESTE DI INFORMAZIONI

DOPO L’ENTRATA IN VIGORE DELLA NUOVA NORMATIVA SULLA PRIVACY, LE AZIENDE VENGONO INONDATE DALLE RICHIESTE DI INFORMAZIONI DA PARTE DEGLI UTENTI CHE VOGLIONO SAPERNE DI PIÙ SULL’UTILIZZO DEI LORO DATI. QUALCUNA COLLABORA, QUALCUNA ADDIRITTURA SCAPPA DALL’EUROPA.

Utenti consapevoli

Svegliati all’improvviso da un lungo torpore, ogni giorno le aziende dell’Unione Europea ricevano centinaia di mail da parte di utenti che chiedono informazioni sull’utilizzo dei loro dati. Portando l’esempio di Facebook, Stephen Deadman (DPO dell’azienda) dichiara che le richieste di chiarimento sulla privacy sono almeno triplicate dopo l’introduzione del GDPR. Stesso problema per la catena di alberghi Marriot, che ha dovuto chiedere l’estensione dei termini entro cui è obbligata dal regolamento a rispondere alle domande degli utenti.

Fuga dall’Europa

In alcuni casi si registra addirittura l’abbandono del mercato europeo da parte di aziende che hanno la propria sede al di fuori del continente. È il caso dei siti del Los Angeles Times e del Chicago Tribune, autorevoli testate americane che hanno deciso proprio in questi giorni di non lavorare, almeno momentaneamente, all’interno dei confini dell’Unione Europea. Una scelta condivisa anche da alcune app come Unroll.me, e una coppia di imprese di tecnologia pubblicitaria con sede negli Stati Uniti, Targeter Targeter e Verve. Non si tratta, naturalmente, di una “ripicca”, ma di scelte economiche. “Un’azienda che ha un confronto diretto con il consumatore potrebbe ricevere fino a due-trecento domande alla volta, hanno spiegato dallo studio legale Bird&Bird, con un aumento di costi enorme”. Richard Killingbeck, chief executive dello stockbroker WH Ireland, sostiene di aver dovuto dislocare una percentuale molto alta di personale soltanto per informatizzare archivi con dati di oltre quindici anni, di cui una parte erano ancora conservati su carta.

GDPR, precursore del nuovo standard globale sulla privacy

“Uscendo dall’Europa, le aziende non sfuggiranno al mandato del GDPR”, ha affermato Gabe Morazan, senior product manager della governance digitale di Crownpeak di Denver. “Saranno comunque tenuti a rispettare questo regolamento finché commercializzeranno insights sul pubblico in Europa. Il GDPR diventerà quindi uno standard di privacy globale de facto; Canada e California hanno entrambi introdotto regolamenti simili e Apple ha già annunciato l’intenzione di implementare la propria soluzione di conformità GDPR in tutto il mondo”.  Chiunque pensi che chiudere le operazioni europee riduca loro le sfide di conformità potrebbe dover ripensarci.

Per le aziende di tecnologia pubblicitaria è particolarmente difficile. Devono ottenere il consenso a utilizzare i dati provenienti da editori e inserzionisti per continuare a gestire i loro servizi pubblicitari, una cosa difficile da fare senza un rapporto diretto con gli utenti. Ecco perché, in molti casi, gli editori vengono considerati il ​​veicolo per ottenere il consenso del consumatore, che a loro piaccia o meno. Ma il problema più grande rimane quello di giustificare i successivi costi dell’infrastruttura tecnologica necessari per eseguire i propri servizi in modo GDPR compliant. Lo scandalo di Cambridge Analytica ha portato il tema della privacy sul palcoscenico globale – tanto che gli Stati Uniti, che hanno a lungo criticato l’atteggiamento socialista europeo, ora sta guardando più da vicino alla creazione di un equivalente GDPR.  La Commissione Europea punta infatti il dito contro gli Stati Uniti, e contro i ritardi accumulati nell’implementazione del Privacy Shield, l’accordo che regolerebbe lo scambio di dati personali a scopo commerciale tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti.

 

Ci riaggiorniamo presto!

Redazione Digital Metrics S.r.l